Il Nord Uganda
Ogni notte a Kitgum arrivano circa 5.000 persone. La maggior parte bambini. Vanno a dormire negli ospedali, sotto le verande, sui marciapiedi o nelle missioni. Scappano dai ribelli. Arrivano quando si fa sera e se ne vanno il giorno dopo, all'alba.
Li chiamano "oring ayela", quelli che fuggono la guerra. Sono i night commuters, i pendolari della notte. Scalzi e silenziosi, quasi tutti bambini con la pancia gonfia. Spinti dai familiari lasciano i loro villaggi al tramonto per scappare ai ribelli che vogliono rapirli.
Siamo in Uganda, il paese che Whinston Churchill amava definire come "la perla d'Africa", ma che oggi è più conosciuto per i suoi bambini-soldato. E' dalla fine degli Anni 80 che il Nord Uganda, a 460 chilometri dalla capitale Kampala e a soli 40 dal confine con il Sudan, sta combattendo contro una feroce guerriglia nell'assoluta indifferenza dell'opinione pubblica internazionale.
Il Nord Uganda è la patria degli Acholi, un'etnia di religione cattolica un tempo al governo, sconfitti nel 1986 dall'attuale presidente Yowery Museveni e combattuti da allora dai ribelli del Lord's Resistance Army, capeggiati da Joseph Kony, un fanatico religioso che strizza un occhio all'Islam del vicino Sudan, per ottenere rifugio e armi, e nello stesso tempo dichiara di avere rapporti diretti con Dio. La missione di Joseph Kony è quella di rifondare la purezza degli Acholi e per farlo, massacra il suo stesso popolo, accusato di non collaborare alla sua causa. Distrugge i villaggi, uccide, stupra e mutila i civili e ne rapisce i figli per trasformarli in bambini-soldato. Di solito hanno 7, 8 anni. I più grandi anche 14 o 16. Le femmine diventano schiave concubine. I maschi spietati guerriglieri.
La guerra civile in Nord Uganda si sta trasformando in un lento, ma inesorabile genocidio. Il 90% degli abitanti, su un totale di 1.500.000, è sfollato e vive in condizioni disperate per la mancanza di cibo, medicinali e acqua.
