L'impegno quotidiano di opporti all'indifferenza
Quando ci trovammo a doverci prender cura di "bambini soldato" cioè di bambini che sono statati protagonisti di violenze inaudite, fu inizialmente la sensazione di impotenza ad avere il sopravvento.
Il compito era apparentemente impossibile. Ma non potevamo tirarci indietro. La situazione imponeva un bisogno enorme che non potevamo non condividere. La gente lo chiedeva. I bambini lo chiedevano. Insomma non si poteva stare in nord Uganda senza occuparsi concretamente di questi ragazzi.
Abbiamo mobilitato risorse finanziarie, conoscenze e competenze specifiche. Abbiamo imparato da altre esperienze, abbiamo coinvolto esperti. Abbiamo creato partnership con donatori e con agenzie internazionali.
E ci siamo proiettati sulla realtà di questo bisogno cercando una risposta che fosse efficace.
Si trattava di reinserire nella vita normale bambini che hanno subito ed esercitato violenze enormi nei confronti di famigliari e persone della loro comunità.
La fatica del lavoro ci ha insegnato che tutte le risorse finanziarie e tecniche messe in campo erano necessarie, ma non sufficienti.
Il punto fondamentale è restituire a questi ragazzi la possibilità di recuperare la loro umanità offesa ma non uccisa. E questo accade solo attraverso il rapporto con persone, attraverso un incontro umano che risvegli il desiderio di vita e l'esigenza di un significato dell'esistenza.
Questa condivisione quotidiana con i ragazzi e le loro spaventose storie ci ha costretto a pronunciare e a praticare la grande parola introdotta dal cristianesimo nella storia: il perdono.
In un mondo segnato da indifferenza e nichilismo, che riduce l'uomo alla breve misura del potere sulla realtà, la storia di questi ragazzi è richiamo al valore infinito della vita. Urge a noi di ingaggiarci nella lotta contro l'indifferenza.
E queste pagine sono un contributo a questa battaglia.
Alberto Piatti
Segretario generale AVSI
